Musei: 2 milioni di visitatori in più nel 2017

E’ con grande sorpresa che scopriamo l’aumento del numero di visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche in questa prima parte del 2017. I dati Mibact parlano di un aumento del 7% con il 17% in più degli introiti ottenuti. E’ Roma a conquistare il maggior numero di visite, grazie a uno dei luoghi simbolo d’Italia, il Colosseo, seguito a ruota dal Pantheon e la Galleria Nazionale di Arte Moderna. Funziona bene anche la Campania grazie a Pompei ma soprattutto grazie alla Reggia di Caserta. Se ci si sposta verso Sud si nota l’ottimo risultato del Museo archeologico di Taranto, con risultati che raggiungono la Toscana, con il Bargello e Boboli e il Piemonte, grazie ai musei reali di Torino.

Il primo semestre del 2017 ha fatto registrare, nello specifico, oltre 23milioni e 200 mila ingressi. Ciò significa che gli introiti ottenuti hanno superato quota 88 milioni e 700 mila euro. Si contano quindi 2 milioni di visitatori in più, circa il 7,3% rispetto allo stesso periodo esaminato nel 2016.

Si può quindi già dire che questo 2017 sia l’annata dei record, così come è stato riconosciuto anche dal ministro Dario Franceschini, secondo il quale “la rivoluzione museale continua a produrre i suoi frutti”.

 

 

Barocco a Roma. La meraviglia delle arti

Dal 1 aprile al 26 luglio 2015 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta un’ambiziosa operazione culturale che ha il suo principale centro propulsore nella mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti. Come nell’immagine metaforica del «sole barberiniano», infatti, l’evento espositivo si colloca nel mezzo di un originale «sistema eliocentrico», i cui raggi sono rappresentati da una ricca serie di eventi e iniziative satellite, presso alcuni tra i principali siti barocchi della città. L’operazione, nata dalla determinata volontà del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, trova nella Fondazione Roma-Arte-Musei il nucleo aggregativo di numerose istituzioni pubbliche, private ed ecclesiastiche, le quali, per l’occasione, fanno sistema con la rassegna Barocco a Roma. La meraviglia delle arti offrendo una serie di eventi satellite correlati: itinerari esclusivi (Musei Vaticani), tour tematici con partenza dalla sede espositiva di Palazzo Cipolla (Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza; l’Oratorio dei Filippini; Cappella dei Re Magi presso Propaganda Fide; Galleria Doria Pamphilj), percorsi barocchi (Musei Capitolini; Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini), visite speciali (Palazzo Colonna), mostre di approfondimento (Museo di Roma-Palazzo Braschi; Palazzo Chigi in Ariccia; Sala Alessandrina presso l’Archivio di Stato), giornate di studio, convegni, concerti e la rievocazione storica di Castel Sant’Angelo, con una mostra, la regata e la girandola di fuochi pirotecnici in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo. In via eccezionale, e solo per la durata della mostra, il visitatore potrà accedere ad alcuni luoghi preclusi alla fruizione: la Cappella dei Re Magi (opera del Borromini e teatro della sfida con il suo storico rivale Bernini) e l’esclusiva «Sala Borromini», nell’antico Oratorio dei Filippini.

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Louise Nevelson

Promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con Arthemisia Group – in collaborazione con la Nevelson Foundation di Philadelphia e la Fondazione Marconi di Milano – la mostra Louise Nevelson è dedicata alla scultrice americana di origini russe Louise Berliawsky Nevelson (1899 – 1988). La Nevelson occupa un posto di rilievo nella scultura del Novecento e si inserisce a pieno titolo tra le avanguardie storiche del secolo, dal Futurismo al Dadaismo, in particolare tra gli artisti che hanno utilizzato oggetti prelevati dalla vita quotidiana per le loro creazioni, come Duchamp, Picasso e Schwitters.

Un nucleo di oltre 70 opere racconta l’attività dell’artista, a partire dai disegni e dalle terrecotte degli anni Trenta, attraverso gli assemblage in legno dipinto degli anni ’50 e i capolavori degli anni ’60 e ’70, fino alle significative opere della maturità degli anni ’80, tutte provenienti da importanti collezioni nazionali ed internazionali.

In concomitanza con la mostra, la Fondazione Roma-Arte-Musei organizza un ciclo di conferenze e diverse attività didattiche per le scuole e le famiglie, allo scopo di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea e di approfondire il tema del recupero dell’oggetto e del frammento.

Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri

Una mostra inedita dedicata a due grandi esponenti del collezionismo italiano, Federico Zeri, celeberrimo critico d’arte, e la famiglia Santarelli. La mostra Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, a cura di Andrea G. De Marchi e con la consulenza scientifica di Dario Del Bufalo, ha presentato un nucleo straordinario di oltre 90 opere, in prevalenza statue, grandi frammenti lapidei e bassorilievi dall’antichità all’epoca barocca.

I capolavori, accessibili per la prima volta al pubblico in questa occasione, rappresentano gli interessi di Federico Zeri e della famiglia Santarelli, i quali dedicarono molta attenzione alla scultura, nonostante le diverse posizioni e attitudini. È stato proposto un raggruppamento per unità tematiche: ritratto di Età Romana, ritratto rinascimentale e barocco, statuaria e grandi frammenti, bassorilievi, piccoli frammenti, campionari di marmi colorati di Età Imperiale.

Georgia o’Keeffe

Dopo lo straordinario successo della mostra su Edward Hopper, la Fondazione Roma rende omaggio ad un’altra icona dell’arte americana del XX secolo: Georgia O’Keeffe.
Per la prima volta in Italia, la grande retrospettiva storica – realizzata grazie alla fondamentale partnership con il Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fe, New Mexico – esplora il complesso universo dell’artista che, attraverso la visione delle forme naturali e architettoniche del mondo, ha cambiato la storia dell’arte moderna.
Vengono mostrati i suoi capolavori, tra cui “New York Street with Moon”, del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, e “White calla with red background”, del Georgia O’Keeffe Museum, e viene ricreato il contesto storico artistico in cui ha operato l’artista.
Una sezione biografica, con le fotografie scattate da Alfred Stieglitz, documenta la vita appassionante della O’Keeffe, di cui vengono esposti anche strumenti di lavoro e oggetti personali, prestati eccezionalmente per questa mostra.

GLI IRRIPETIBILI ANNI ’60. UN DIALOGO TRA ROMA E MILANO

Ha aperto al pubblico il 10 maggio, presso gli spazi espositivi di Palazzo Cipolla, la mostra dal titolo Gli irripetibili anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano.

Attraverso oltre 170 opere, tra quadri e sculture, passando dalla tabula rasa del monocromo alla sperimentazione optical e cinetica, dal Nouveau Réalisme e alla Pop Art, la mostra restituisce l’immagine vitale e propositiva di quel periodo, quando Roma e Milano erano poli cruciali nella definizione di una nuova geografia italiana dell’arte che vede grandi maestri dell’epoca dialogare con le nuove generazioni.

In mostra sono presenti opere di artisti quali Lucio Fontana, Alexander Calder, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, David Hockney, Yves Klein, Franz Kline, Piero Manzoni, Fausto Melotti, Man Ray, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Günther Uecker e molti altri. Le opere provengono da prestigiose istituzioni tra le quali la Fondazione Marconi di Milano, la Fondazione Lucio Fontana di Milano, il MART di Trento e Rovereto, la Fondazione Piero Manzoni di Milano, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, The Berardo Collection di Lisbona, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto e il MuseoThyssen-Bornemisza di Madrid.

Pablo Echaurren | crhomo sapiens

Dal 18 dicembre, gli spazi espositivi di Palazzo Cipolla ospiteranno la mostra “Pablo Echaurren|Crhomo Sapiens”. L’artista ha esordito, neppure diciottenne, negli anni ’60, passando con convincente fluidità attraverso molteplici linguaggi espressivi, dalla pittura al fumetto, dalle sculture in ceramica ai collages, dalle tarsie in tessuto ai mosaici, fino alle sculture gioiello, includendo naturalmente l’intensa attività di scrittore, con quella libertà di sperimentazione che lo ha sempre contraddistinto, senza mai essere condizionato dall’idea di una presunta gerarchia dei generi, ma rincorrendo ogni possibilità, consapevole degli infiniti strumenti dell’arte.

Intimamente legato al surrealismo, nota di fondo che permane caratterizzando molta della sua attività, subisce il fascino del Futurismo, come testimonia la sua invidiabile collezione di libri e manifesti, rappresentato in mostra nei numerosi collage realizzati con materiali tratti dalle pubblicazioni originali.
Il percorso espositivo di questa antologica conduce, a ritroso, nel lavoro di Pablo Echaurren, partendo dalla contemporaneità, con gli ultimi lavori in grande formato realizzati come dedica a Roma, la sua città, e ispirati dai grandi simboli della romanità, a partire dalla fondazione della città, sintetizzata nell’installazione del mosaico “umbilicus urbis” e in alcune preziose sculture. L’altro luogo caro all’artista, celebrato con una sala di scenografiche ceramiche a grottesche è Faenza.

L’esposizione propone, di seguito, una selezione di lavori grafici e d’illustrazione, con tavole originali di fumetti e fanzine, molto noti presso il grande pubblico. Continuando, la successiva sezione è doverosamente dedicata all’altra intensa passione verso la musica, e i bassi in particolare, che costituiscono un’altra ossessione del collezionista Echaurren. L’ultimo tema trattato è il grande mondo della natura, dalle esplosive cromie delle tele e delle tarsie, termina nei piccoli e delicati acquerelli dei “quadratini”, esordio sulla scena dell’arte . Un percorso circolare dove figure, simboli e citazioni si affollano, gestiti con il rigore compositivo di una mente sempre intenta a connettere idee e intuizioni istantanee, imprimendole sul tessuto della storia.

Roma e l’antico. Realtà e visione e nel ‘700

L’esposizione che ha inaugurato i nuovi spazi del Museo Fondazione Roma di Palazzo Sciarra, è una mostra artistica ed insieme archeologica, tesa ad illustrare il modo in cui i monumenti antichi, le attività di scavo, i musei e le istituzioni artistiche furono in grado di alimentare le Arti e l’Erudizione, divulgando in tutta Europa quella passione per l’arte classica divenuta, nell’avanzato Settecento, modello imprescindibile.

La mostra si propone di mettere a fuoco il principale fattore di promozione della fama della città di Roma, oltre che l’elemento generatore della sua ricchezza culturale: l’Antichità Classica. Roma, in particolar modo dalla metà del secolo, è un vero e proprio crocevia di artisti, provenienti da ogni parte d’Europa, interessati al confronto diretto con l’Antico. È l’abbondanza dei modelli figurativi classici, posti a fondamento della formazione artistica, che permetterà alla capitale pontificia di guadagnare quel primato culturale oggi reso noto dagli studi. L’eredità classica romana descritta come ineguagliabile risorsa per il rinnovamento dell’Europa fu, nella realtà dei fatti, il frutto di una costante strategia, perseguita nel corso del Settecento dai pontefici così come dalle autorità civiche, che la mostra intende ripercorrere e illustrare nelle sue principali componenti. La mostra inoltre dedica un’ampia sezione al sistema della formazione artistica a Roma e alla diffusione del suo modello attraverso realtà esemplificative: l’Accademia Romana di San Luca, L’Accademia di San Fernando a Madrid e il Museo Riminaldi di Ferrara. Un’altra sezione è rivolta ai musei di antichità romani, con lo scopo di illustrarne il ruolo didattico e insieme la loro forza sul piano della promozione “turistica” dell’Urbe.

Il teatro alla moda

Una grande mostra dedicata alla Moda per il Teatro. A cura di Massimiliano Capella, Il Teatro alla Moda è l’occasione per ammirare cento costumi originali realizzati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e coreutiche, da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, quali Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri.

Abiti unici, come opere d’arte, sono esposti insieme a bozzetti, figurini e a rari documentari video dei relativi spettacoli per ripercorrere uno dei momenti più glamour del teatro internazionale moderno.

L’abito creato da Versace per Kiri te Kanava, nel Capriccio di Strauss (1990), interamente ricamato con motivi ispirati alle geometrie di Sonia Delaunay; il manto in pelliccia rosa cipria, realizzato da Fendi nel 1984 e indossato da Raina Kabaivanska nella Traviata; i variopinti costumi di Missoni per Lucia di Lammermoor al Teatro alla Scala (1983); i costumi delle vestali in Casta Diva all’Arena di Verona (1986), un omaggio a Maria Callas di Capucci, e quelli di Alberta Ferretti per Carmen di Bizet alle terme di Caracalla (2001), sono solo alcuni straordinari esempi.
E ancora: abiti meravigliosi per Luciano Pavarotti, Montserrat Caballè, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, Luciana Savignano, Carla Fracci, Teresa Stratas, Luciana Serra, Lucia Aliberti, Sesto Bruscantini, fino alla spettacolare Bata de Cola disegnata da Armani e indossata da Joaquin Cortes in Joaquin Cortes Show
(2002), mai esposta in Italia prima d’ora.

Promossa da Altaroma, dalla Fondazione Roma e dai Musei Mazzucchelli di Brescia, la mostra è organizzata da Arthemisia Group e si svolge in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

EDWARD HOPPER

Questa esposizione ha reso omaggio, con una grande rassegna antologica, a Edward Hopper (1882-1967), il più popolare e noto artista statunitense del ventesimo secolo, pittore di un’America del quotidiano, fatta di posti apparentemente anonimi, ma in cui pulsa la vita di quella middle class che costituisce la vera forza della nazione.

Alcuni capolavori, come The Sheridan Theatre e Morning Sun, sono stati accompagnati dai disegni preparatori, per ammirare il percorso creativo dell’autore. La mostra ha preso in esame tutte le tecniche predilette dall’artista, l’olio, l’acquerello e l’incisione. Il pubblico è stato immerso nell’atmosfera dell’America di metà Novecento, anche grazie a un ingresso suggestivo, che ha ricostruito scenograficamente il bar di un celebre dipinto hopperiano, Nighthawks.