Roma e l’antico. Realtà e visione e nel ‘700

L’esposizione che ha inaugurato i nuovi spazi del Museo Fondazione Roma di Palazzo Sciarra, è una mostra artistica ed insieme archeologica, tesa ad illustrare il modo in cui i monumenti antichi, le attività di scavo, i musei e le istituzioni artistiche furono in grado di alimentare le Arti e l’Erudizione, divulgando in tutta Europa quella passione per l’arte classica divenuta, nell’avanzato Settecento, modello imprescindibile.

La mostra si propone di mettere a fuoco il principale fattore di promozione della fama della città di Roma, oltre che l’elemento generatore della sua ricchezza culturale: l’Antichità Classica. Roma, in particolar modo dalla metà del secolo, è un vero e proprio crocevia di artisti, provenienti da ogni parte d’Europa, interessati al confronto diretto con l’Antico. È l’abbondanza dei modelli figurativi classici, posti a fondamento della formazione artistica, che permetterà alla capitale pontificia di guadagnare quel primato culturale oggi reso noto dagli studi. L’eredità classica romana descritta come ineguagliabile risorsa per il rinnovamento dell’Europa fu, nella realtà dei fatti, il frutto di una costante strategia, perseguita nel corso del Settecento dai pontefici così come dalle autorità civiche, che la mostra intende ripercorrere e illustrare nelle sue principali componenti. La mostra inoltre dedica un’ampia sezione al sistema della formazione artistica a Roma e alla diffusione del suo modello attraverso realtà esemplificative: l’Accademia Romana di San Luca, L’Accademia di San Fernando a Madrid e il Museo Riminaldi di Ferrara. Un’altra sezione è rivolta ai musei di antichità romani, con lo scopo di illustrarne il ruolo didattico e insieme la loro forza sul piano della promozione “turistica” dell’Urbe.

Il teatro alla moda

Una grande mostra dedicata alla Moda per il Teatro. A cura di Massimiliano Capella, Il Teatro alla Moda è l’occasione per ammirare cento costumi originali realizzati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e coreutiche, da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, quali Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri.

Abiti unici, come opere d’arte, sono esposti insieme a bozzetti, figurini e a rari documentari video dei relativi spettacoli per ripercorrere uno dei momenti più glamour del teatro internazionale moderno.

L’abito creato da Versace per Kiri te Kanava, nel Capriccio di Strauss (1990), interamente ricamato con motivi ispirati alle geometrie di Sonia Delaunay; il manto in pelliccia rosa cipria, realizzato da Fendi nel 1984 e indossato da Raina Kabaivanska nella Traviata; i variopinti costumi di Missoni per Lucia di Lammermoor al Teatro alla Scala (1983); i costumi delle vestali in Casta Diva all’Arena di Verona (1986), un omaggio a Maria Callas di Capucci, e quelli di Alberta Ferretti per Carmen di Bizet alle terme di Caracalla (2001), sono solo alcuni straordinari esempi.
E ancora: abiti meravigliosi per Luciano Pavarotti, Montserrat Caballè, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, Luciana Savignano, Carla Fracci, Teresa Stratas, Luciana Serra, Lucia Aliberti, Sesto Bruscantini, fino alla spettacolare Bata de Cola disegnata da Armani e indossata da Joaquin Cortes in Joaquin Cortes Show
(2002), mai esposta in Italia prima d’ora.

Promossa da Altaroma, dalla Fondazione Roma e dai Musei Mazzucchelli di Brescia, la mostra è organizzata da Arthemisia Group e si svolge in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Sante Monachesi

Questa mostra ha presentato, attraverso una selezione di circa 100 opere, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi (1910-1991), dall’incontro con Marinetti agli anni francesi, dagli “Allumini a luce mobile” alle sculture degli anni Sessanta e Settanta, mettendo in evidenza i momenti più originali della sua arte e soprattutto la sua attenzione ai materiali frutto delle nuove tecnologie industriali. Ciò che accomuna le creazioni dell’artista marchigiano è l’espressione libera da condizionamenti, l’autonomia culturale, il desiderio di anticonformismo. A dimostrazione della modernità della sua riflessione estetica, è stata mostrata al pubblico la ricerca sperimentale degli ultimi anni, focalizzata sulla scoperta della gommapiuma, i cui grandi fogli divengono la materia prima per la creazione di opere plastiche, le Evelpiume.

EDWARD HOPPER

Questa esposizione ha reso omaggio, con una grande rassegna antologica, a Edward Hopper (1882-1967), il più popolare e noto artista statunitense del ventesimo secolo, pittore di un’America del quotidiano, fatta di posti apparentemente anonimi, ma in cui pulsa la vita di quella middle class che costituisce la vera forza della nazione.

Alcuni capolavori, come The Sheridan Theatre e Morning Sun, sono stati accompagnati dai disegni preparatori, per ammirare il percorso creativo dell’autore. La mostra ha preso in esame tutte le tecniche predilette dall’artista, l’olio, l’acquerello e l’incisione. Il pubblico è stato immerso nell’atmosfera dell’America di metà Novecento, anche grazie a un ingresso suggestivo, che ha ricostruito scenograficamente il bar di un celebre dipinto hopperiano, Nighthawks.

NIKI DE SAINT PHALLE

In questa mostra, unica in Italia, sono state presentate oltre 100 opere di Niki de Saint-Phalle, pittrice, scrittrice, performer franco-americana, che ha legato il suo nome a un percorso artistico straordinario, al di là di qualsiasi classificazione e moda, mescolandosi con una vita tumultuosa e affascinante. La sua energia si ritrova in tutte le sue opere, come il famosissimo Giardino dei Tarocchi di Capalbio. L’itinerario segue il percorso interiore dell’artista, allineando numerosi dipinti del primo periodo fino alle celebri sculture policrome (Nanas) per le quali è famosa in tutto il mondo.

DA REMBRANDT A VERMEER. VALORI CIVILI NELLA PITTURA FIAMMINGA E OLANDESE DEL ’600

Questa mostra è stata dedicata al “Secolo d’Oro” dell’arte fiamminga e olandese, con una ricca selezione di opere appartenenti alla Gemäldegalerie di Berlino. Lo sviluppo del genere degli interni domestici, dedicati all’intimità familiare, testimonia il rinnovato contesto sociale e i valori civili dell’Olanda del Seicento.

Attraverso i 55 capolavori esposti, tra i quali Il cambiavalute di Rembrandt e la Ragazza col filo di perle di Vermeer, i visitatori hanno avuto l’opportunità di conoscere l’arte e la cultura dei Paesi Bassi durante il loro “Secolo d’Oro”, comprendendo le differenze con l’Italia, nell’estetica e nella realtà sociale, malgrado i parallelismi dovuti all’influenza che la nostra arte ebbe sulle opere di Rubens e Van Dyck.